A. Vivarelli

IL CONFINE DEL PAESE

SERIE ARANCIO da 10 anni in su
Illustrazioni di N. Bosnia

LA STORIA
È la storia di un ragazzino di montagna alla ricerca di avventure straordinarie. Non le trova, ma a poco a poco diventa straordinaria proprio la sua vita di tutti i giorni. L’autrice affronta mirabilmente le problematiche della preadolescenza, quando i ragazzini iniziano a maturare, stanno diventando grandi… e vogliono diventarlo con tutto il cuore!

L’AUTRICE
Anna Vivarelli vive a Torino. Laureata in Filosofia, lavora da anni come copy-writer. Ha scritto testi per il teatro e per la radio e da qualche anno si dedica alla letteratura per ragazzi. Tra i suoi libri: Uomo Nero, Verde, Blu; Amico di un altro pianeta; La coda degli autosauri, vincitore nel 1996 del Premio Battello a Vapore; Mimì, che nome è?; Uno gnomo nell’orecchio; Scacchi matti; Le mele del principe; Le storie di Francesca; la raccolta di racconti Storie per gioco; per la collana Leggogioco dell’Editrice Signum Annibale sul foglio, Camilla e il ragno peloso e Il confine del paese.

L’ILLUSTRATRICE
Nella Bosnia è nata a Milano nel 1946.
Ha iniziato a lavorare come designer tessile nel reparto creativo della Rinascente-UPIM, approdando alcuni anni dopo all’editoria per l’infanzia. Nel 1975 ha dato vita, con Adela Turin, alle edizioni «Dalla parte delle bambine», una delle esperienze editoriali più interessanti e innovative nel nostro paese. Basti pensare a titoli come La vera storia del Bonobo con gli occhiali, La mano di Pamela, Rosa Confetto, Arturo e Clementina. Ha partecipato, ovviamente, a numerose rassegne collettive, fra le quali va citata: Favolose 15 illustratrici italiane per l’infanzia, curata da Ferruccio Giromini e Cristina Taverna a Milano nel 1995, con catalogo della Nuages. Nel 1996 ha ricevuto il Premio Andersen Il mondo dell’Infanzia, quale migliore illustratrice dell’anno. Ha lavorato per numerose case editrici pubblicando, oltre ai lavori in campo scolastico e parascolastico, quasi cento volumi.

COME INCOMINCIA LA STORIA:
Il paese aveva un nome
Il paese aveva un nome strano: Vidiciatico.
Si diceva che molti secoli prima, su quelle montagne, vivessero dei briganti ferocissimi: armati di fucili, si nascondevano in mezzo i castagni e aspettavano i viandanti e i pellegrini che andavano verso Roma. Appena i malcapitati arrivavano a tiro, li accerchiavano e, minacciandoli con lo schioppo, li derubavano. Si diceva anche che il più terribile e malvagio di loro fosse un tale Ciatico, che nessuno aveva mai visto in faccia, o se qualcuno l’aveva visto non era più tornato a raccontarlo. Finché un giorno un povero frate, scampato miracolosamente al formidabile brigante, scese di corsa urlando “Vidi Ciatico”, e per ringraziare Dio d’averlo salvato, costruì una chiesa, o forse era solo una cappelletta, o magari una semplice maestà, come chiamano da queste parti quelle edicole di pietra con su la faccia della Madonna e il posto per i fiori. Così restò il nome. E poi, intorno alla chiesa o a quel che era, furono costruite le case, tutte di pietra grigia come usava allora, e le strade, tutte di lastre irregolari, che ci sono ancora adesso, e poi la chiesa di San Rocco, che è una chiesa vera, anche se ora non si usa più per dire messa perché è piccola e povera.

NOTA DELL’AUTRICE
I luoghi in cui ho ambientato questa storia esistono davvero e hanno perfino gli stessi nomi, nonostante essi siano così strani da sembrare inventati. Esistono il paese, le montagne, i torrenti e naturalmente le tre cascate nei boschi. Li conosco bene quei luoghi, perché sono quelli in cui era nato mio padre e in cui ho trascorso tutte le estati della mia infanzia.
Adesso sono un po’ cambiati, naturalmente, ma le passeggiate sono ancora possibili, e sono addirittura più facili e meno avventurose di quando ero piccola: in paese, alla pro-loco, forniscono una bella cartina con tutti gli itinerari.
La mia storia, invece, è inventata. Ma non del tutto. Ci ho messo dentro i miei ricordi di bambina e parecchi ricordi di mio padre, le poche cose che lui mi ha raccontato perché era uno che della sua infanzia parlava poco o niente, forse perché non è stata particolarmente felice. Così, sovrapponendo ricordi e tempi, è venuta fuori una storia strana, in cui mio padre bambino (l’Angiolino del diario ritrovato) si mescola e si confonde con la memoria di me bambina. Ci ho anche messo qualche verità storica, filtrata dalla fantasia.
Ma il dolore che tante persone hanno vissuto cinquant’anni fa non è inventato. Su quelle montagne la guerra ha lasciato tracce profonde, e non solo nella memoria dei vecchi. Il paese di Marzabotto, citato nei libri di storia, non è molto lontano, e la Ca’, un gruppo di case nominato nel mio libro, è stato cancellato quasi completamente: cancellate le cascine, cancellate le famiglie che le abitavano. Ci sono ancora i loro nomi, nel cimitero di Vidiciatico.


  • Versioni MISTE MULTIMEDIALI
  • Testo
    • ISBN: 9788846610560
    • Pagine: 128
    • Codice: G1056
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