Cittadini di domani

L’educazione del cittadino

In principio era educazione civica.

Molto di più di una semplice materia scolastica tra le altre, molto di più della tradizionale triade “spiegazione + studio + valutazione” trasversalmente diffusa nelle aule di tutte le scuole italiane.
Fin dai tempi di Platone (per rimanere nell’alveo della sola tradizione filosofica occidentale), i più grandi pedagogisti e i  pensatori politici si sono espressi a favore di un sistema scolastico in cui avesse risalto assoluto l’insegnamento attivo dei valori e delle leggi che animano la vita pubblica e il funzionamento dello Stato.

Nell’Italia ancora sofferente per le tragedie provocate dal disastroso conflitto mondiale appena concluso e, tuttavia, già pronta a gettare le basi per la sua nuova vita all’insegna della democrazia e della Repubblica, un uomo, nel pieno dei lavori dell’Assemblea costituente, pronunciò l’auspicio:

«Che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico nella scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sicuro retaggio del popolo italiano».

Quell’uomo era Aldo Moro, uno dei personaggi più significativi della storia repubblicana del Paese.
Ma quell’intento espresso dall’allora giovane costituente militante della Democrazia cristiana non venne immediatamente attuato e la scuola dell’Italia repubblicana, di fatto, proseguì nell’osservanza della tradizione fascista e della riforma varata nel 1923 dall’allora ministro Giovanni Gentile.

Occorreva aspettare un decennio circa e giungere al 1958, quando il Presidente della Repubblica firmò il decreto n. 585: con esso, l’educazione civica diventava finalmente materia d’insegnamento a tutti gli effetti.

Il ministro della Pubblica istruzione allora in carica era, ancora, l’onorevole Aldo Moro.