Dispersione scolastica, dispersione sociale

Circa 110-115 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni ogni anno si trovano fuori dai percorsi formativi scolastici: la percentuale di chi abbandona i banchi prematuramente (i cosiddetti early school leavers) è in Italia del 17,6%, con tassi decisamente più elevati negli istituti tecnici e professionali e differenze significative tra le regioni. Si passa dal 12,8% di Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Abruzzo al 25,8% della Sardegna, al 25% della Sicilia al 21,8% della Campania.
Il governo italiano si sta ponendo l’obiettivo di portare la dispersione scolastica in Italia a quota 10% entro il 2020, ma per far questo occorrono anagrafi integrate per acquisire dati certi sulla situazione, strategie preventive già dall’infanzia con l’incremento degli asili nido, un miglior orientamento e una valorizzare dell’istruzione tecnica.
L’abbandono scolastico rappresenta inoltre un costo per la collettività: secondo un’indagine promossa da WeWorld Intervita, in collaborazione con l’Associazione Bruno Trentin e la Fondazione Giovanni Agnelli, l’azzeramento della dispersione scolastica potrebbe avere un impatto sul Pil compreso tra l’1,4% e il 6,8%. Si tratta di un’incidenza molto significativa, che ci dà la misura di come questo fenomeno gravi così pesantemente sull’economia e la crescita del nostro Paese.
“Alla base di questa situazione critica, che vede l’Italia agli ultimi posti nella classifica europea – ha spiegato Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children – c’è una condizione diffusa di povertà educativa che affligge tutto il Paese e in modo particolarmente acuto le regioni del Sud: servizi per la prima infanzia quasi inesistenti, poche scuole a tempo pieno, nessuna opportunità sul territorio di sport, di musica e di altre attività creative, pervasività delle reti criminali e di sfruttamento lavorativo pronte ad arruolare i più giovani, drammatico aumento delle famiglie in povertà”.