Il potere della meraviglia. Per un’innovativa didattica museale

“Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia”. L’aforisma di Gilbert Keith Chesterton si adatta molto bene alle difficoltà che si trovano ad affrontare i musei nel rendere interessanti le proprie esposizioni per un pubblico giovane.

Pareti ricoperte di quadri e teche piene di oggetti risultano mute finché non le si fa interagire emotivamente con i ragazzi, finché non si suscita in loro appunto quella meraviglia che spinge all’apprendimento. Ma come far sì che l’espressione “pezzo da museo” non sia più sinonimo di oggetto inutile destinato ad impolverarsi all’interno di qualche collezione? Come far sì che la visita di un museo si riveli un’esperienza positiva, che lasci nei ragazzi il ricordo dei contenuti appresi e non solo di qualche sbadiglio?

La risposta si trova nell’agganciare all’oggetto spiegato – costituente di per sé un’imprescindibile base reale – una narrazione o un’esperienza che lo facciano rivivere, anche a distanza di tempo, nell’immaginario di chi lo osserva. Il raggiungimento di questo obiettivo oggi è sicuramente facilitato dalla tecnologia e dai mezzi di comunicazione a nostra disposizione, tanto che i musei si stanno aprendo sempre di più alle scuole tramite la strutturazione di siti interattivi e il caricamento online di materiali accattivanti, fruibili da studenti e docenti a corollario della visita.

Analizzeremo ora come questa necessità di comunicazione sia stata affrontata da parte di tre musei molto diversi tra loro per contesto e tema trattato: l’Exploratorium di San Francisco, la Tate Gallery di Londra e il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.