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Evoluzione del diritto d’autore e potenzialità scolastiche

In una classe del 1980 il professore, dopo aver illustrato l’argomento della lezione, assegna ai propri allievi una ricerca attraverso cui approfondire i temi trattati. Un gruppo di studenti, divisosi il lavoro, decide di ritrovarsi il pomeriggio nella biblioteca della propria città. Rintracciano le voci di interesse sull’enciclopedia di un famoso editore e su alcuni saggi citati nella bibliografia, fotocopiano le pagine relative all’argomento e tornano a casa con il materiale sufficiente per iniziare il lavoro.

Consegnata la ricerca, anziché il risultato che avevano sperato, ricevono una ramanzina del professore che motiva l’insufficienza con un secco: “Avete copiato tutto!”. Davanti ai tentativi di giustificarsi da parte degli allievi, il docente spiega loro con pazienza che la profondità d’analisi, la comparazione con eventi non ancora studiati, la terminologia utilizzata, la citazione di passi integrali di testi di diversi autori specialisti del campo ecc. l’hanno convinto che la ricerca non sia del tutto “farina del loro sacco”.
Trent’anni dopo, la situazione potrebbe ripetersi press’a poco identica. Ma gli studenti, anziché recarsi in biblioteca, giunti a casa, e acceso immediatamente il proprio pc, digiterebbero l’argomento della lezione come se fosse una keyword su un motore di ricerca.
Poi aprirebbero la prima occorrenza che compare tra i risultati (senza curarsi– probabilmente – di verificare l’attendibilità del sito), copierebbero il contenuto del sito e lo incollerebbero su un nuovo file. Stampato il tutto, consegnerebbero al professore il proprio lavoro e, dopo qualche giorno, come i loro “colleghi” di trent’anni prima, riceverebbero la ramanzina dal docente che aggiungerebbe alla constatazione della copiatura quella della scoperta delle fonti plagiate, controllate su internet.